Alla Corte del Re Davide

ALLA CORTE DEL RE DAVIDE

“Na ‘nchiuna unni ava cchiu arti consa de jorni ogni parti”.

Questa rubrica, nel nostro sito diocesano, nasce dopo l’esperienza del diacono don Sebastiano Cristaudo, il quale, durante il periodo dell’emergenza causata dal Covid 19, attraverso facebook e whatsapp, ha raggiunto la gente con l’aiuto di alcuni artisti, attraverso varie espressioni dell’arte. Inizialmente, coinvolgendo altre nove persone, è stato riscritto il “Decameron” di Giovanni Boccaccio in una versione siciliana dal titolo “Deci jorni”, poi si è proseguito con la scrittura “i quaranta e na nuttata”, partendo dall’idea delle Mille e una notte, all’interno delle quali si sono già vissute due notti bianche dal titolo “Notti janca da spiranza”.

Questo spazio è “na ‘nchiuna”, un cantuccio, per usare un termine di manzoniana memoria, dove poter riflettere con e attraverso l’arte e comunicare missive che trapelano di speranza, una “dispirata spiranza’, cioè una speranza disperata; una  speranza così grande nonostante la disperazione che nasce dalla sofferenza, ma è proprio questa disperazione che rende la speme bramosa di vivere e ingorda di continuare a sognare.

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