Nel nuovo quadro normativo regionale gli imprenditori individuano l’opportunità per regolarizzare le proprie posizioni e acquisire gli immobili produttivi. A sostegno dell’allarme anche il richiamo del Vescovo Calogero Peri: «Il lavoro è dignità, il declino industriale impoverisce l’intera comunità».
CALTAGIRONE – Torna al centro dell’attenzione pubblica la grave situazione che interessa la Zona Industriale di Caltagirone, dove tredici imprese operanti nell’area produttiva hanno rivolto un appello urgente al Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, chiedendo un intervento immediato per scongiurare il rischio di un definitivo collasso economico e occupazionale del territorio.
Le aziende, molte delle quali appartenenti allo storico comparto ceramico calatino, hanno affidato a Francesco Cannizzo il compito di rappresentare formalmente presso le istituzioni regionali una vertenza che si trascina da anni tra contenziosi, incertezze amministrative e procedure che continuano a mettere seriamente a rischio la continuità produttiva e i livelli occupazionali.
Nella lettera trasmessa alla Presidenza della Regione, le imprese richiamano il nuovo quadro normativo delineato dal Disegno di Legge approvato dalla III Commissione legislativa dell’Assemblea Regionale Siciliana in materia di attività produttive e liquidazione dei Consorzi ASI.
La relazione illustrativa del provvedimento evidenzia infatti la necessità di:
• tutelare gli insediamenti produttivi esistenti;
• salvaguardare i livelli occupazionali;
• ridurre il rischio di contenziosi;
• evitare l’aggravio dei costi delle procedure di liquidazione;
• garantire certezza giuridica alle imprese già operative nelle aree industriali.
Il nuovo impianto normativo prevede inoltre il riconoscimento del diritto di acquisto degli immobili da parte delle imprese già insediate, preliminarmente alle procedure di evidenza pubblica, previa regolarizzazione delle rispettive posizioni. Secondo quanto sottolineato dagli imprenditori, tale indirizzo legislativo rappresenta finalmente un passo concreto verso una soluzione stabile e sostenibile della vertenza che interessa la Zona Industriale di Caltagirone.
«La Regione Siciliana ha oggi l’opportunità di trasformare una lunga fase di conflitto amministrativo in un percorso di stabilizzazione, tutela produttiva e rilancio industriale», si legge nella richiesta inviata al Presidente Schifani.
La situazione dell’area industriale continua nel frattempo a peggiorare. Numerosi capannoni realizzati con risorse pubbliche risultano oggi inutilizzati o in stato di degrado; diverse aziende operano in condizioni di estrema difficoltà economica, aggravate dall’aumento dei costi energetici, dalla crisi dei mercati e dall’incertezza amministrativa.
In questo contesto assumono particolare rilievo le riflessioni espresse da Sua Eccellenza Mons. Calogero Peri, Vescovo della Diocesi di Caltagirone che, in una lettera aperta alla città e ai responsabili delle istituzioni, ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze sociali ed economiche della progressiva perdita di capacità produttiva del territorio.
Il Vescovo ha evidenziato come la crisi della Zona Industriale non riguardi esclusivamente imprese e lavoratori direttamente coinvolti, ma investa l’intera comunità, incidendo sulle famiglie, sulle attività commerciali, sui servizi e sulle prospettive delle nuove generazioni. «Quando un territorio perde progressivamente la propria capacità produttiva – ha osservato – ciò che accade oltrepassa i confini dei singoli insediamenti industriali e si diffonde silenziosamente nella vita sociale».
Mons. Peri ha inoltre richiamato il valore del lavoro quale elemento essenziale della dignità della persona, della partecipazione sociale e della costruzione del bene comune, sottolineando come ogni decisione che incide sull’occupazione comporti inevitabilmente una responsabilità che non è soltanto amministrativa o economica, ma anche morale. Particolarmente significativa la domanda rivolta alle istituzioni dal Vescovo: «È possibile considerare accettabile un progressivo indebolimento della capacità produttiva di un territorio già fragile?». Un interrogativo che richiama l’esigenza di valutare non solo la correttezza formale dei procedimenti, ma anche il loro impatto concreto sulla vita delle persone e sulla tenuta sociale della comunità.
Le imprese sottolineano di non avere mai chiesto trattamenti privilegiati, ma esclusivamente:
• certezza amministrativa;
• applicazione coerente del nuovo quadro normativo regionale;
• possibilità di regolarizzare le proprie posizioni;
• accesso al diritto di acquisto degli immobili;
• tutela della continuità produttiva e occupazionale.
Gli imprenditori dichiarano inoltre piena disponibilità a percorrere soluzioni condivise e sostenibili, tra cui:
• la regolarizzazione delle posizioni pendenti;
• la definizione transattiva dei contenziosi;
• la stima concordata degli immobili;
• l’esercizio del diritto di acquisto e prelazione;
• il ricorso a strumenti di credito agevolato;
• un piano complessivo di rilancio della Zona Industriale di Caltagirone.
Secondo quanto evidenziato nella richiesta trasmessa alla Presidenza della Regione, tali soluzioni consentirebbero contemporaneamente:
• la salvaguardia dei livelli occupazionali;
• il recupero dei crediti da parte della procedura liquidatoria;
• la valorizzazione del patrimonio industriale esistente;
• la riduzione del contenzioso;
• il rilancio produttivo dell’intera area industriale.
«La prudenza amministrativa non può trasformarsi in immobilismo – dichiarano i rappresentanti delle imprese – e la Sicilia non può permettersi di perdere aziende, competenze e posti di lavoro in territori già fortemente fragili sotto il profilo economico e sociale».
Le imprese della Zona Industriale di Caltagirone rivolgono pertanto un appello alla politica regionale e nazionale, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni di categoria e agli organi di informazione affinché venga mantenuta alta l’attenzione su una vicenda che riguarda il lavoro, la produzione, la tenuta sociale e il futuro economico di un’intera comunità.
Un appello che si inserisce nel più ampio richiamo alla responsabilità collettiva espresso dal Vescovo Peri, il quale ha invitato istituzioni e comunità a interrogarsi sul volto che avrà Caltagirone nei prossimi anni se non verrà invertita l’attuale tendenza al depauperamento produttivo.
«La chiusura di queste aziende – concludono i rappresentanti delle imprese – non rappresenterebbe soltanto una sconfitta economica, ma il definitivo impoverimento produttivo e sociale di una parte importante della Sicilia.»
Caltagirone, 16 giugno 2026

