Descrizione dello stemma episcopale

Stemma episcopale di S.E. mons. Calogero PeriDescrizione dello stemma episcopale di

S. E. Rev.ma Mons. Calogero Peri, O.F.M. Cap.

XV Vescovo eletto di Caltagirone

Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

–  uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;

–  una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro le scudo;

–  un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;

–  un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.

Nel nostro caso si è scelto uno scudo “sagomato” classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce in oro con cinque gemme rosse per indicare le piaghe di Cristo mentre le quattro gemme azzurre identificano i quattro Evangelisti.

 

Il motto:

PRO VOBIS DATUR

Le parole del motto episcopale di Mons. Peri si rifanno alle parole di Gesù nell’ultima cena e riprese nella formula eucaristica, recitata dal sacerdote, nel momento della Consacrazione: hoc est corpus meum, quod pro vobis datur, hoc facite in meam cammemorationem”.

Interpretazione

Il “capo” dello scudo è occupato dal simbolo dei Francescani (il braccio di Cristo incrociato con il braccio di San Francesco e con la croce sullo sfondo, entrambi con le mani mostranti le stimmate) in ossequio all’appartenenza di Padre Calogero all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

L’aquila con le ali spiegate è il simbolo di San Giovanni Evangelista; essa è posta sul libro del Vangelo e lo afferra con tre artigli della zampa destra, per richiamare la proclamazione della Santissima Trinità e con due artigli della zampa sinistra per sottolineare le due nature, umana e divina di Nostro Signore Gesù Cristo. Tale concetto è ripreso anche dai colori dei quadranti dello stemma; infatti l’oro, metallo più prezioso, rappresenta la natura divina mentre l’azzurro significa la dimensione umana in quanto, assieme al verde, è uno dei colori della terra, del creato.

Inoltre, l’aquila appare anche negli stemmi, delle città di Salemi, luogo di origine del Vescovo e di Caltagirone.

La conchiglia del pellegrino è da sempre, nell’iconografia classica, il simbolo di San Giacomo e rappresenta quindi il riferimento alla Diocesi di Caltagirone di cui il Santo è Patrono; inoltre, tale simbolo appare anche nell’“arma” di Papa Benedetto XVI e costituisce, pertanto, gesto di ossequiosa devozione filiale del Vescovo Calogero nei confronti del Santo Padre che lo ha annoverato nel collegio dei successori degli Apostoli.

Il faro assomma in sé il concetto della guida, della luce che orienta i naviganti; tale simbologia è richiamata anche dalla stella a otto punte, simbolo della luce della resurrezione.

La fiamma identifica più significati; innanzitutto lo Spirito Santo, nella forma in cui discese su Maria e sugli Apostoli riuniti assieme nel Cenacolo. Vuole anche richiamare la stessa essenza di luce divina come ricordato nell’episodio del roveto ardente nel Vecchio Testamento e, inoltre, simboleggia la carità che deve ardere nel cuore di tutti i cristiani.

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